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La vita di Giuseppe Albano

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I PRIMI ANNI
giuseppe albanoGiuseppe Albano nasce il 4 aprile 1899 a Putignano da Vincenzo e Giulia Genco.
Dopo aver conseguito la licenza elementare nel 1912, inizia a lavorare come scalpellino agli ordini del padre, costruttore edile, sviluppando al tempo stesso un’innata passione per il disegno; i soggetti preferiti sono querce e papaveri, sbozzati poi come elementi ornamentali nella pietra. A questi anni risale la prima opera di Albano, custodita a tutt’oggi dalla famiglia, ossia una piccola statua in cartapesta, materiale ben noto nella cittadina carnascialesca di Putignano, raffigurante San Vincenzo e dedicata al padre.
Il rapporto con il padre è di grande ammirazione e rispetto; sotto la sua guida comincia a progettare edifici cimiteriali, in forma di stele, cappelle ed edicole, scolpendo i fregi e le decorazioni in pietra locale per ornarli. 
Fino a 18 anni vive nella città natia da cui si allontana per prender parte alla Prima Guerra Mondiale prestando servizio presso la 138a Compagnia Telegrafisti alle dipendenze del Comando Supremo. Terminata la guerra si dedica nuovamente all’attività di scalpellino e, dati i magri guadagni, lavora come impiegato presso il Comune di Putignano tra il 1919 ed il 1920.

IL TRASFERIMENTO A FIRENZE


Il suo desiderio di intraprendere la carriera di scultore viene esaudito quando nel 1921 il padre gli accorda il consenso per recarsi a Firenze a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Albano si iscrivere subito, nonostante le difficoltà economiche, al corso di scultura, conseguendo il diploma di scultore nel luglio del 1926 e ottenendo anche una borsa di studio finanziata dal Ministero dell’Educazione Nazionale. Nel 1932 ottiene, inoltre, il diploma di maturità artistica. Durante questi anni è ininterrotta la sua attività a Putignano e dintorni come progettista di tombe gentilizie e decoratore delle stesse nel corso delle vacanze estive.
Il contributo fondamentale per la formazione artistica di Giuseppe Albano viene dall’incontro e dalla successiva frequentazione con Domenico Trentacoste, direttore negli anni Venti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, eccelso scultore siciliano di fama internazionale. Albano prende parte ai corsi di scultura di Trentacoste presso l’Accademia e, dopo il pensionamento del maestro, diviene un suo intimo amico assieme allo scrittore Ugo Ojetti.
La vicinanza di Trentacoste perfeziona, ispira ed affina il gusto di Albano, così come la visione dei capolavori del Quattrocento fiorentino.


LA CARRIERA PROFESSIONALE

Nel 1937, Albano ottiene l’incarico di assistente di Plastica Ornamentale presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze ottenendo da incaricato lo stesso insegnamento dal 1940 al 1943 e dal 1946 al 1959. Nel 1937 tenterà anche il concorso per la cattedra di Figura e Ornato Modellato nel Liceo Artistico di Bologna dove viene incluso nella terna dei vincitori con giudizi molto positivi.
Nel 1939 accetta l’assistenza alla cattedra di scultura dell’Istituto d’Arte di Firenze e concorre, infruttuosamente, ma risultando ancora una volta nella terna dei vincitori, alla cattedra di Figura e Ornato Modellato nel Liceo Artistico di Roma.
Nel 1941 diviene titolare di Plastica nell’Istituto d’Arte di Firenze. Dal 1943 al 1945 insegna Disegno d’ornato presso la Facoltà di ingegneria dell’Università di Bari.
Nell’aprile del 1942 si unisce in matrimonio con Teresa Pagliarulo e in una lettera del 14 aprile 1942 indirizzata alla moglie di Ugo Ojetti, la signora Fernanda, Albano annuncia così le sue nozze: “Ho il gradito piacere di comunicarle che sabato prossimo mi sposo con una signorina del mio paese e sono contento del passo che sto per fare poichè la ragazza assomma tutte le doti di mente e di cuore necessarie ad una buona compagna”.
Nel 1952 Albano diviene titolare di Plastica Decorativa presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, incarico che manterrà sino alla morte.

LA CARRIERA ARTISTICA

All’attività d’insegnamento si affianca quella principale di architetto e progettista e soprattutto di scultore dedito alla medaglistica, al tuttotondo ed ai bassorilievi.
Molteplici sono le committente pubbliche e private ottenute da Albano per realizzare e decorare edifici, cappelle cimiteriali e monumenti commemorativi, così come ritratti di illustri personaggi o figure allegoriche.
L’attività lavorativa di Albano si concentra soprattutto nella città di Firenze (necropoli di Trespiano e Porte Sante), dove è ritenuto un’autorità in campo artistico, ma non mancano commissioni nella natia Putignano, nel cimitero monumentale di Bari, di Chiusi (cappella dei Conti Paolozzi, con una statua di Cristo, un altorilievo della “Deposizione” e ventiquattro pannelli decorativi in marmo (vedi elenco opere scultoree).
L’attività di Albano si snoda negli anni attraverso illustri commissioni pubbliche quali la realizzazione di quattro bassorilievi allegorici e dodici pannelli decorativi in marmo per la nuova sede del Palazzo della Banca d’Italia di Bari inaugurato nel 1932, l’incarico nel 1934 per l’esecuzione di due statue bronzee raffiguranti “Il Vendemmiatore” e “Lo Scaricatore” da collocarsi sui due ingressi principali del Palazzo per gli Uffici Finanziari a Bari, l’esecuzione di due busti, in marmo e bronzo, commissionati dal Ministero dell’Aeronautica e raffiguranti l’“Imperatore Vittorio Emanuele III” per l’Accademia Navale di Firenze inaugurata nel 1938, il busto marmoreo del “Generale Douhet” per il Ministero della Difesa a Roma del 1955, di cui esiste una copia all’Air University di Washington, la decorazione di una delle quattro nuove campane in bronzo raffiguranti l’“Annunciazione” e la “Crocifissione” per il campanile di Giotto in S. Maria del Fiore a Firenze nel 1956, la realizzazione dei monumenti funebri marmorei di Monsignor Vincenzo Cavalla nella Cattedrale di Matera e di Monsignor Fortunato Maria Farina nella Cattedrale di Foggia del 1957, l’ideazione della Chiesa Parrocchiale Maria SS. Addolorata, meglio nota come il “Trullo del signore”, sulla Selva di Fasano nel 1958 e la progettazione della sede della Banca Rurale di Fasano del 1967.

LA RITRATTISTICA

Tra il novero dei ritratti si possono ricordare i marmi raffiguranti il pittore Felice Carena, oggi ubicato nella Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, l’editore Giovanni Laterza, il generale Giulio Douhet, nel Salone degli Eroi a Roma, i coniugi Karusio Perrone, fondatori di una scuola materna a Putignano, e Monsignor Donato Forlani, vescovo di Conversano; in bronzo sono realizzate la Testa del padre, il ritratto del poeta Luigi Fallacara, del pittore Argentino Caretta, del Re Vittorio Emanuele III ed una schiera di teste di vecchi e giovani intenti a svolgere vari mestieri.

LA MEDAGLISTICA

Il genere della medaglia annovera le rappresentazioni dello scrittore Ugo Ojetti, del marchese Aldobrandino Malvezzi de’ Medici, della marchesa Ada Malenchini, del generale Riccardo Moizo, dell’architetto Raffaello Fagnoni, di Italo Balbo, acquistata durante la Biennale di Venezia del 1938 dal Ministero dell’Istruzione, dello scrittore pugliese Michele Risolo nonché un elevato numero di allegorie.
L’intensa e fortunata carriera di Albano è supportata dal lungo elenco di mostre, nazionali ed internazionali, alle quali il maestro prende parte già dal 1920 (vedi elenco Mostre).

GLI ULTIMI ANNI

L’attività, ma soprattutto la tempra di Albano subiscono un colpo durissimo allorquando il 4 novembre 1966 si verifica l’alluvione di Firenze; lo studio dell’artista, ubicato in Piazza Donatello 29, viene completamente inondato dall’acqua e dal fango che portano via, distruggendoli, disegni, progetti e opere già realizzate o ancora da realizzarsi. Albano trascorre diversi giorni lavorando nel fango, nel vano tentativo di recuperare la propria arte, giungendo ad ammalarsi e rimanendo poi a lungo a letto. Tra le opere alle quali Albano stava lavorando quella che più lo impegnava in quei momenti era il “Crocifisso” in bronzo per la cappella funeraria della famiglia Sbiroli a Putignano; la scultura, già modellata a grandezza naturale in plastilina, viene completamente distrutta, ma pazientemente il maestro ne riprende la realizzazione prima di partire per il consueto soggiorno a Putignano. Ma il fisico e l’animo di Albano, dopo l’alluvione, si sono inevitabilmente indeboliti e non consentono più la totale ripresa del maestro che, improvvisamente, alla vigilia del ritorno a Firenze muore nella natia Putignano il 23 novembre 1967.


 

 

 

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